IL LINFOMA DI HODGKIN

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In verde troverai i commenti relativi a Federica. 

Il linfoma di Hodgkin

Cos'è questa malattia?

Il linfoma di Hodgkin (LDH) rappresenta il 30-40% di tutti i linfomi maligni: ogni sette casi diagnosticati uno è un linfoma di Hodgkin.

Secondo le statistiche, ha la stessa distribuzione nei due sessi e la fascia d’età più interessata è quella fra i 15 e 30 anni, con un secondo picco negli anziani di età superiore a 70 anni. L’incidenza attuale del LDH è di circa 2,7 casi all'anno ogni 100.000 abitanti, ed il tasso di mortalità è stimato intorno allo 0,4‰ per i maschi ed al 3‰ per le femmine, con un trend in progressiva discesa rispetto al decennio precedente.

Il LDH è un tumore relativamente raro, ma la sua incidenza è in aumento: si presenta generalmente all'esordio con un ingrossamento dei linfonodi, soprattutto nella regione cervicale (70-80 per cento dei casi). Dal momento che linfonodi e vasi linfatici sono presenti in tutto il nostro corpo, il LDH può svilupparsi sostanzialmente ovunque: tuttavia le localizzazioni più frequenti sono i linfonodi del collo, ascellari, mediastinici (cioè all'interno del mediastino, in mezzo al torace) inguinali ed addominali. La localizzazione di Federica è sempre stata collo, ascelle e mediastino, la malattia non è mai scesa sotto il diaframma.

Il segno caratteristico, al microscopio, del LDH è la presenza di cellule “Reed-Sternberg”, la cui assenza contribuisce viceversa a diagnosticare un linfoma “non Hodgkin”.

LE CAUSE
Le cause del LDH rimangono sconosciute, ma due fattori vengono ormai riconosciuti come determinanti nello sviluppo di questa patologia: debolezza del sistema immunitario (soggetti sottoposti a trapianto, contrazione di alcune malattie rare) e infezione da virus di Epstein Barr (EBV). Federica tuttavia non rientrava in questi 2 casi. 

I sintomi

Gonfiore indolore di un linfonodo superficiale, collegato ad altre avvisaglie non sempre presenti: febbre, eccessiva stanchezza, mancanza di appetito e dimagrimento, sudorazione notturna, prurito. 

DIAGNOSI E STADIAZIONE
La conferma della presenza di LDH è legata all'effettuazione di una biopsia, con prelievo (anche parziale) di un linfonodo; in caso positivo segue generalmente un accertamento legato allo stadio di sviluppo della malattia. Sono necessarie analisi del sangue, TAC, PET RMN, radiografie e biopsia del midollo osseo. Federica ha fatto tutto, compresa la radiografia dell’intero scheletro, oggi forse ci chiediamo se tutte queste analisi sono proprio necessarie… ? Nel corso di questi anni ha fatto almeno una 50ina di lastre al torace, circa 30 fra TAC e PET con liquidi di contrasto a cui aveva iniziato a sviluppare un’allergia.

La stadiazioni viene quindi definita in una classificazione che va da 1 a 4, accompagnata per completezza da lettere (A, B, E, S, X) che definiscono nel dettaglio lo stato del paziente. 

La cura

Il LDH classico si distingue in 4 tipi: a sclerosi nodulare, a cellularità mista, a deplezione linfocitaria e infine ricco in linfociti. In base a questa classificazione, ma anche alle condizioni (età e stato di salute) del paziente verrà fissata la terapia. Chemioterapia (con farmaci antiblastici) seguita da radioterapia (attraverso fasci di radiazioni) è l’approccio più frequente.

IL TRATTAMENTO DI STAMINALI
 Si rende necessario quando il LDH non risponde alla terapia in modo soddisfacente; si tratta di un trapianto cellulare da sangue periferico, mediante il prelievo ed il successivo reimpianto delle proprie cellule staminali, necessario per ripristinare i danni al midollo osseo causati dalla chemioterapia.

Il prelievo è in genere preceduto da iniezioni di proteine dette Fattore di Crescita, che aiutano la moltiplicazione delle staminali.

Federica l’ha fatto, ma le nostre perplessità rimangono: ci piacerebbe poterle affrontare insieme a tutti quelli che vorranno confrontarsi su questo tema.
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